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Squarciò e la Pesca col Botto: Quando a La Maddalena le Cernie Sentivano i Fuochi d'Artificio

  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 2 min


Chi va per mare a La Maddalena oggi cerca il silenzio, il blu profondo e il passaggio lento di una cernia, ma se potessimo viaggiare indietro nel tempo fino agli anni '50, l’archeologia subacquea dell'arcipelago ci racconterebbe una storia decisamente più rumorosa. È la storia di Squarciò, al secolo Pasqualino Rivieccio, il marinaio più famoso e indisciplinato dell'isola, diventato poi una leggenda letteraria e cinematografica mondiale. Oggi noi subacquei scendiamo in acqua equipaggiati con computer da polso, pinne e bombole esclusivamente per ammirare le meraviglie del mare, mentre Squarciò andava a caccia di pesce dalla superficie con qualcosa di molto più instabile e pericoloso: i residuati bellici della Seconda Guerra Mondiale.


Immaginando la scena a Cala Gavetta in quegli anni, ci renderemmo subito conto di quanto quel mondo fosse distante dalla nostra idea di mare. La pesca di Squarciò era un business ad alto rischio e ad altissimo volume, dove il metodo era tanto semplice quanto folle, poiché consisteva nel localizzare il banco di pesci dalla barca, lanciare l'esplosivo fatto in casa, aspettare il boato e tuffarsi a raccogliere il bottino prima che affondasse. Si trattava di un brivido che oggi nessun bagnino o autorità marittima approverebbe, ma che all'epoca rappresentava la sfida quotidiana di un uomo contro la povertà, in un'isola splendida ma ancora selvaggia. Squarciò non era un pescatore comune, bensì una sorta di pirata romantico, stimato dalla comunità ma costantemente inseguito dalle guardie in un eterno gioco tra le onde dell'arcipelago.


La storia vera di Pasqualino si interruppe tragicamente proprio a causa di uno di quei maledetti ordigni, ma il suo mito è diventato immortale grazie alla penna dello scrittore maddalenino Franco Solinas. Nel celebre film tratto dal suo romanzo, intitolato La grande strada azzurra, a interpretare il nostro dinamitardo fu nientemeno che il divo internazionale Yves Montand, capace di portare il fascino di Hollywood tra le secche di La Maddalena prima ancora che nascessero i moderni centri immersione. Oggi, guardando i fondali protetti del Parco Nazionale, ricchi di vita e tutelati come non mai, quel passato basato sulle esplosioni ci sembra pura fantascienza, eppure fa parte del DNA profondo di questi scogli.


La prossima volta che vi immergerete nelle acque di Spargi o Budelli e sentirete il silenzio rotto solo dal ritmo regolare delle vostre bolle, dedicate un pensiero a Squarciò e a come i tempi siano cambiati. Abbiamo felicemente sostituito la dinamite con le macchine fotografiche subacquee e l'antico prelievo forzato con il puro piacere di osservare la fauna nel suo habitat, il che rappresenta decisamente un bel passo avanti per la sopravvivenza delle cernie. Una volta risaliti a bordo e tolti i gav, il modo migliore per onorare questa incredibile memoria isolana è cercare nei locali di La Maddalena lo speciale cocktail color blu smeraldo inventato in suo onore, perfetto per fare un brindisi alla storia del mare della Maddalena e a chi lo ha vissuto in modo decisamente movimentato.

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